Il feudo di Calendasco è, dai primi anni mille, dipendente dal Vescovo di Piacenza che fa erigere un recetto, cioè un luogo di difesa dei contadini locali e centro di raccolta dei prodotti agricoli, ovvero un antico prototipo di consorzio. I documenti longobardi testimoniano dei presbiteri locali già dai secoli VII e VIII, in piena epoca della dominazione dei Longobardi prima, e franca, in seguito. Il burgi calendaschi, era composto dal recetto e dal castello, dalla chiesa e dall’hospitale dei pellegrini diretti al porto del Po.

La chiesa era sotto la dedicazione a Santa Maria. Il paese era spesso citato come burgo, cioè borgo, distinzione netta da villa, termine con cui ci si riferiva a un piccolo agglomerato. Quale borgo, Calendasco ebbe molta importanza: si sa che nel tardo XIII secolo i borghi più importanti sulla Via Francigena in territorio piacentino erano Fontana Fredda (attualmente frazione del comune di Cadeo), Fiorenzuola d’Arda e Calendasco.

In un documento conservato nell’archivio parrocchiale e risalente al 1461, è riportata ancora apertamente la dizione burgo. La carta, datata 12 gennaio 1461, è stata scritta nella Curia Vescovile di Piacenza, ed interessava il Dominus presbiter Gulielmus de Ferrariis rector ecclesiae sanctae Mariae de Calendascho Placentinae Diocesis. Vengono inoltre citati parte in causa in questo atto notarile i feudatari del borgo Nobilis Vir Bernabos de Confanoneriis filio Divi Lodovici et Nobil Donne Helena matris suae. Si legge inoltre che vengono fatte permute e fitti di terre casamentate et in parte canellate, poste in burgo dicti loci Calendaschi.

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