Di ritorno da Roma dove si era recato per ricevere da Papa Giovanni XV il pallio, simbolo della carica vescovile, nel 990 d.C. l’arcivescovo di Canterbury Sigerico annota accuratamente l’itinerario compiuto per raggiungere Oltremanica e le 79 mansioni dove si ferma a pernottare.

Una volta arrivato a Piacenza il religioso prosegue traghettando il fiume Po al Transitum Padi, porto attivo nelle vicinanze di Calendasco (Piacenza), per poi proseguire in Lombardia.

Sigerico lo racconta nel suo Diario, conservato oggi alla British Library di Londra e una delle testimonianze più significative della rete di vie di comunicazione europee in epoca medioevale.

È in questo contesto che l’approdo di Calendasco – oggi ribattezzato “Guado di Sigerico” – risulta come uno snodo fondamentale tra vie di terra e vie d’acqua, un crocevia importantissimo di merci, traffici e umanità.

Mille anni più tardi, il Consiglio d’Europa lo identifica come una delle tappe della Via Francigena riconosciuta nel 1994 come “Itinerario culturale” europeo. Non una tappa qualsiasi: nei circa 2 mila chilometri di cammino affrontato dai pellegrini in viaggio verso Roma, capitale della Cristianità, al Transitum Padi era presente l’unico attraversamento fluviale dell’intero percorso.

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